Elephant & Castle https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac <p><strong><em>Elephant &amp; Castle</em></strong>, proprio come una nota stazione della metropolitana londinese. Una rivista, dunque, come luogo d'incontro, di incroci e snodi di idee, in cui l'esperienza del transito sia più importante del punto d'arrivo, l'intrecciodei dialoghi più decisivo delle conclusioni: «Tutto il problema della vita è dunque questo – scrive Pavese nel <em>Mestiere di vivere</em> –: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri. Così si spiega la persistenza del matrimonio, della paternità, delle amicizie. Perché poi qui stia la felicità, mah! Perché si debba star meglio comunicando con un altro che non stando soli, è strano. Forse è solo un'illusione: si sta benissimo soli la maggior parte del tempo. Piace di tanto in tanto avere un otre in cui versarsi e poi bervi se stessi: dato che dagli altri chiediamo ciò che abbiamo già in noi. Mistero perché non ci basti scrutare e bere in noi e ci occorra riavere noi dagli altri.»</p> <p>Credo che si possa rispondere in svariati modi all'affascinante quesito di Pavese, e mi auguro che gli interventi ospitati su questa rivista ne possano essere l'esemplificazione.</p> <p align="right">Alberto Castoldi</p> it-IT elephantandcastle@unibg.it (Elephant & Castle) elephantandcastle@unibg.it (Giacomo Raccis) Mon, 20 Apr 2026 17:48:48 +0200 OJS 3.3.0.10 http://blogs.law.harvard.edu/tech/rss 60 Après l’incendie. Une approche en creux des paysages https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/572 <p>Contrariamente a una definizione del paesaggio che ne fa uno spettacolo percepito da lontano, magari dall'alto, le opere contemporanee del fotografo Maxime Riché (2024) e dei membri del collettivo LesAssociés (2025), dedicate alle conseguenze dell'incendio di Paradise, in California, e del massiccio delle Landes de Gascogne in Francia, tendono a pensarlo, isolatamente, come un ambiente di cui gli abitanti si nutrono per esistere. Utilizzando una varietà di dispositivi plastici e dialogici, lo immaginano come un bene comune che richiede un dibattito democratico.</p> Daniele Meaux Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/572 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Paesaggio urbano come espressione del potere: Bangkok e la "terra dei Thay" tra Occidentalismo e tradizione https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/579 <p style="font-weight: 400;">Il contributo vuole evidenziare le modalità di costruzione e di gestione dei paesaggi urbani della Thailandia e della capitale Bangkok, e dei contenuti naturalistici, artistici e monumentali da essi sottesi, da parte prima della dinastia Chakri e quindi dei governi e delle giunte militari succedutisi a partire dal colpo di Stato militare del 1932 fino ai giorni nostri,passando per il cambio di nome della nazione, passato nel 1939 da Siam a Thailandia. Si tratta di un paese che, unico nell’area, non aveva conosciuto dominazioni coloniali ma aveva scelto mondi culturali ‘altri’ ai quali fare riferimento, in particolare quelli francesi e italiani, per costruirsi una nuova immagine e una nuova identità ‘moderna’ passando prima attraverso la valorizzazione degli scenari naturali, poi costruendo nuove dinamiche urbane intorno ad aree monumentali dense di memorie storiche.</p> Massimo De Grassi Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/579 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Libidinal Landscapes https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/596 <p>Questo saggio analizza come il paesaggio post-industriale di New York, e in particolare i moli abbandonati lungo il fiume Hudson, siano stati uno spazio cruciale per la formazione della vita comunitaria queer tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta del Novecento negli Stati Uniti. Fino alla loro demolizione, avvenuta al culmine della crisi dell’HIV/AIDS, i piers fungevano infatti da luoghi di ritrovo per uomini gay, persone trans e sex workers, che vi praticavano forme di sessualità spesso “non conformi”, capaci di mettere in discussione e reinterpretare i modelli eteronormativi imposti dalla società. Facendo riferimento al concetto di “eterotopia” elaborato da Michel Foucault, questo saggio esamina il significato sovversivo di tale paesaggio libidinale attraverso l’analisi di immagini omoerotiche realizzate ai moli da artisti come Alvin Baltrop, Leonard Fink e Frank Hallam — membri integrati della comunità e silenziosi cronisti delle sue pratiche.</p> Stefano Mudu Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/596 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Il corpo non è un’entità definita. Cambia costantemente, come il tempo atmosferico. https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/588 <p>Il presente saggio indaga il rapporto tra corpo e paesaggio nella performance butō, assumendolo come principio strutturale della pratica e come chiave interpretativa della sua specificità estetica e ontologica. A partire dalle elaborazioni teoriche e operative di Hijikata Tatsumi e dalle successive declinazioni della disciplina, il corpo del performer è analizzato come superficie di attraversamento di forze materiali, climatiche e temporali che ne determinano postura, ritmo e qualità della presenza. Attraverso l’esame di fonti teoriche, testimonianze e casi di studio, il saggio intende dimostrare come il butō articoli un’ecologia performativa in cui corpo e ambiente partecipano a un medesimo processo di co-emergenza, ridefinendo i presupposti percettivi, spaziali e temporali della performance contemporanea.</p> Andrea Daffra Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/588 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Aristocratica: A New Domestic Landscape. https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/586 <p>Nel mio contributo intendo analizzare, attraverso il caso del videoclip <em data-start="181" data-end="196">Aristocratica</em> dei Matia Bazar, la costruzione del paesaggio domestico elaborata da tre realtà progettuali: Studio Alchimia (set), Metamorfosi (interventi video e computer grafica) e Occhiomagico (grafica di copertina e direzione artistica).<br data-start="443" data-end="446" />L’analogia tra paesaggio e spazio domestico trova un riferimento esplicito nella celebre mostra <em data-start="542" data-end="577">Italy: The New Domestic Landscape</em> (MoMA, New York, 1972), ma anche nell’esposizione <em data-start="628" data-end="652">Contemporary Landscape</em> (Tokyo, 1985), dove Alessandro Mendini presenta gli stessi <em data-start="716" data-end="733">Mobili Infiniti</em> che compaiono nel video del gruppo.<br data-start="769" data-end="772" />L’esperienza visiva del paesaggio domestico, filtrata dalle sperimentazioni video di Metamorfosi, apre interrogativi critici sul rapporto tra corpo e ambiente, tra interno ed esterno, tra naturale e artificiale.</p> Veronica Bassini Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/586 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Dal paesaggio al territorio: eco-arti e stratificazioni di senso https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/578 <p style="font-weight: 400;">Il contributo indaga la transizione dal concetto di 'paesaggio' a quello di 'territorio' attraverso le pratiche dell’eco-arte contemporanea. Muovendo dalla critica al paesaggio come genere compromesso ed esausto, si esplora come alcune esperienze artistiche possano riattivarne il potenziale. Assumendo come riferimento il paradigma ecosofico di Guattari, l’analisi si concentra sulle opere di Emanuela Ascari, che interpreta il suolo come archivio vivente, e di Irene Coppola, che legge le ferite urbane come palinsesti di memoria. In questo orizzonte, l’arte si configura come pratica incarnata di cura, capace di trasformare il paesaggio da semplice veduta a campo di forze e interdipendenze, delineando un modello etico-estetico per nuove forme di coesistenza tra l’umano e ciò che va oltre l’umano.</p> Virginia Vannucchi Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/578 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Le Oasi e i Deserti di Mario Schifano: storia di paesaggi e memorie coloniali https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/575 <p>Il pittore Mario Schifano nasce nel 1934 a Homs (oggi Al Khums), una cittadina dell’odierna Libia a quella data parte della cosiddetta 'quarta sponda' italiana. I paesaggi della sua infanzia sono dunque costituiti dai deserti e dagli scavi archeologici africani, osservati dal punto di vista privilegiato di qualcuno che appartiene, per diritto di sangue, a una potenza coloniale. Questi luoghi, da cui l’artista è stato violentemente strappato negli anni Quaranta, riemergono come ricordi autobiografici in più fasi delle ricerca pittorica di Schifano e in particolare nella serie delle <em>Oasi </em>della seconda metà degli anni Sessanta e nel ciclo dei <em>Deserti </em>di inizio anni Ottanta. In questo contributo si intende dunque analizzare queste opere alla luce della vicenda biografica del pittore e della sua famiglia, ricontestualizzando questi lavori nell’ambito di una storia italiana di feroce colonialismo e rileggendo l’impianto fortemente orientalista e stereotipato di questi paesaggi alla luce dell’educazione scolastica e sociale di un uomo cresciuto sotto le influenze culturali egemoniche del Fascismo.</p> Giorgia Gastaldon Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/575 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Paesaggi metabolici. https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/584 <p>Guardato attraverso molteplici prospettive il paesaggio oggi è da considerarsi come un campo complesso d’indagine in cui l’intricata tessitura di questioni antropologiche, storiche, sociali e, non in ultima battuta, ecologiche (Ingold 1993, 2018) contribuisce a emancipare il paesaggio stesso dalla dimensione scopica. Riconoscere tale complessità ha permesso negli ultimi decenni di aggiornare i termini e gli strumenti disciplinari della progettazione del paesaggio. In particolare, l’arte contemporanea con progetti artistici che agiscono con pratiche performative, partecipative e transmediali ha rinnovato le direzioni progettuali, costituendosi come best practice nel territorio, e ha decostruito i termini delle discipline che determinano forme e significati del paesaggio. Il saggio approfondisce alcune pratiche artistiche che significativamente hanno contribuito a decostruire un’idea <em>patrimoniale</em> del paesaggio in direzione di un cambiamento del paradigma culturale che riposiziona il paesaggio nella dimensione di ciò che è <em>comune. </em>Il paesaggio inteso nelle sue implicazioni di <em>commonality</em> impone un cambiamento di prospettiva che implica il pensiero di una civiltà metabolica e cioè considera in modi radicalmente nuovi i rapporti tra umano e ambiente in termini co-evolutivi.</p> Maria Giovanna Mancini Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/584 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Walking the world https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/580 <p><span style="font-weight: 400;">Non sono molte le opere capaci di raggiungere lo status di riferimento visivo e concettuale e di modificare le sorti della storia dell’arte e del pensiero. Una di queste è </span><em><span style="font-weight: 400;">A Line Made by Walking</span></em><span style="font-weight: 400;"> (1967) di Richard Long. Essa </span><span style="font-weight: 400;">inaugura una metodologia in cui l’atto del transito si traduce in segno, memoria e misura del territorio, istituendo un dialogo tra esperienza individuale e stratificazione geopoetica del paesaggio. <br /></span><span style="font-weight: 400;">Il contributo si propone di analizzare il lavoro di Long intrecciando studi sulla fenomenologia del paesaggio, con particolare attenzione al concetto di “percezione ambientale” (Ingold 2000, Wylie 2007), teorie della mobilità e della camminata come pratica estetica e cartografie affettive e politiche dello spazio. L’analisi si basa su una lettura delle fonti primarie – opere, testi, interviste all’artista – e su un confronto con esperienze artistiche contemporanee che rileggono criticamente le relazioni tra territorio, corpo e potere, per individuare il lavoro di Long nell’ambito di una genealogia che, dal camminare come atto estetico, si estende alle pratiche artistiche che indagano le dinamiche di territorializzazione, spostamento e transitorietà.</span></p> Jessica Bianchera Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/580 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 “Lo spiegamento del geometrico domina il paesaggio”: astrazione, landscape e mindscape nelle opere e negli scritti di Peter Halley (1980-1995) https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/585 <p>L’articolo indaga l’interrelazione tra il concetto di <em>landscape</em> e <em>mindscape</em> nella produzione artistica e teorica dell’artista statunitense Peter Halley. Utilizzando come fonti primarie sia i suoi scritti sia le varie recensioni e interventi riguardanti tale specifico aspetto della sua produzione, l’obbiettivo del presente saggio breve è quello di problematizzare la dimensione paesaggistica di alcune sue opere degli anni Ottanta e Novanta, alla luce di varie considerazioni coeve a proposito del concetto di astrazione.</p> Alessandro Ferraro Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/585 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Olivetti e il territorio come progetto: il caso dell’Unità Residenziale Ovest https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/581 <p>L’Unità Abitativa Ovest, nota anche come Talponia, costituisce un modello emblematico di architettura integrata nel paesaggio. Parte del complesso architettonico olivettiano, venne commissionata nel 1968 agli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Oreglia d’Isola. Realizzata come residenza per i dipendenti dell’Olivetti, la struttura propone una visione innovativa dell’abitare, fondata sull’armonia tra spazio costruito e paesaggio naturale. L’architettura si sviluppa seguendo l’andamento collinare del terreno, risultando visivamente discreta e minimamente impattante sull’ambiente circostante. Le facciate vetrate garantiscono luce naturale e continuità visiva con il paesaggio, mentre il tetto verde contribuisce all’isolamento termico e all’integrazione ecologica. Il saggio, anche grazie a un’inedita intervista condotta dall’autore a Aimaro Oreglia d’Isola, propone una nuova lettura del progetto, precoce esempio di architettura sostenibile, anticipatrice di tematiche oggi imprescindibili come la bioedilizia e l’equilibrio tra uomo e natura. Talponia è così un modello di riferimento per l’architettura organica e un simbolo della filosofia olivettiana, che coniugava innovazione tecnologica, responsabilità sociale e integrazione tra uomo e ambiente.</p> Filippo Yahia Masri Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/581 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 “Je crus d’ailleurs que nous avions traversé une barrière”: la porosità dei confini in "L’illusion poétique" di Ananda Devi https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/583 <p>La raccolta <em>L’illusion poétique</em> (2017) di Ananda Devi riunisce tre racconti precedentemente pubblicati che affronta il tema dei confini fisici, metafisici e sociali che allontanano i personaggi. Questo contributo analizza il passaggio dall’imposizione di una separazione netta alla porosità (Iovino 2014) tra personaggi e paesaggio. In particolare, i corpi diventano ibridi, composti, collettivi e utilizzano i sensi e specialmente la vista per aprire fessure e oltrepassare le barriere. Anche i paesaggi assumono un ruolo attivo interagendo con umani e non umani. Si costituiscono così spazi intermedi in cui i corpi e il paesaggio si compenetrano e si rinnovano.</p> Elisa Arecco Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/583 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Incarnare il paesaggio: forme di territorialità e colonizzazione del ‘Nuovo Mondo’ in "Trittico dell’infamia" di Pablo Montoya https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/571 <p><em>Trittico dell’infamia</em> (<em>Tríptico de la infamia</em>) del colombiano Pablo Montoya è un romanzo storico incentrato su tre artisti protestanti del ‘500, realmente vissuti. Il primo capitolo dell’opera è dedicato al cartografo e illustratore francese Jacques Le Moyne, e alla sua spedizione del 1564 in Florida con René de Laudonnière. È soprattutto con le vicissitudini di Le Moyne che <em>Trittico dell’infamia</em> riflette sulla territorialità della colonizzazione americana. Grazie al disegno, Le Moyne è l’unico tra i francesi a tentare un dialogo pacifico con i nativi, arrivando persino a farsi tatuare diverse rappresentazioni non mimetiche del paesaggio della Florida. Sarà proprio questa esperienza a segnare la sua carriera artistica e a farlo incontrare, nella finzione, con gli altri protagonisti del romanzo. Il contributo si propone di analizzare tali elementi di <em>Trittico dell’infamia</em> per comprendere come Montoya intrecci la rappresentazione del territorio con le dinamiche di potere, identità e alterità, articolando in questo modo le implicazioni spaziali e culturali della colonizzazione e del contatto tra mondi diversi.</p> Alessandro Secomandi Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/571 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Tecno-estetica audiovisiva e medium del paesaggio https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/582 <p>Attraverso la considerazione di <em>Godland</em> (2022) il presente contributo intende proporre una riflessione congiunta sulla tecno-estetica audiovisiva e sul medium del paesaggio. Nel seguire le vicissitudini di Lucas – giovane pastore luterano danese inviato in una remota comunità nel nord dell’Islanda alla fine del XIX secolo per supervisionare la costruzione di una chiesa – il terzo lungometraggio di Hlynur Pálmason restituisce in maniera emblematica l’esperienza sensibile del paesaggio. Nella narrativa di <em>Godland</em>, oltretutto, la passione di Lucas per la fotografia al collodio umido si rivela inadeguata a cogliere la complessità del paesaggio islandese. È invece il medium audiovisivo, attraverso un impiego ragionato della fotografia cinematografica, a favorire il coinvolgimento e l’immersività trans-sensoriali ideali per un’esperienza estetica del medium del paesaggio e una sua conoscenza antropo-cosmo-centrica. Per meglio articolare la densità concettuale del paesaggio audiovisivo il presente contributo integra paradigmi che attingono all’analisi filmica, alla teoria dei media, alla geografia culturale, all’antropologia, agli studi di cultura visuale, all’estetica, alla sociologia e alla letteratura.</p> Alberto Spadafora Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/582 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Punti compatti di un paesaggio genetico: gli asterischi nella poesia di Andrea Zanzotto e Paul Celan https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/577 <p>Prendendo le mosse dall’<em>apparition</em>, concetto su cui T. W. Adorno si sofferma in <em>Teoria estetica</em>, e legandolo, pur carsicamente, alla riflessione waterhousiana sul <em>Genesis-Gelände</em> e agli scritti di Roland Barthes sull’<em>haiku</em> giapponese, il presente contributo intende indagare tanto la dimensione materica quanto la valenza poietico-estetica che l’asterisco assume nei paesaggi poetici di Andrea Zanzotto e Paul Celan. L’obiettivo è dimostrare come, superando la bidimensionalità della propria veste tipografica, tale segno acquisisca la concretezza degli elementi del mondo naturale, prendendo finalmente parte alla morfogenesi di una <em>Sprachlandschaft</em> residuale, e nondimeno capace ancora di resistere alle catastrofi della Storia dell’uomo.</p> Giulia Paloschi Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/577 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 Introduzione https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/599 <p>L’introduzione del presente numero di <em>Elephant &amp; Castle</em> tratta il concetto di paesaggio secondo una prospettiva critica e interdisciplinare, mettendo in discussione l’idea comune che lo riduce a semplice porzione visibile di territorio o a dato naturale da osservare. Il paesaggio viene così interpretato da una pluralità di docenti e ricercatori come una costruzione culturale, percettiva e mediale, che prende forma attraverso pratiche di rappresentazione, regimi visuali e codici di lettura dello spazio, nonché come dispositivo critico attraverso cui ripensare le forme contemporanee dell’abitare.</p> Anne-Laure Amilhat Szary, Anna Chiara Cimoli, Leo Lecci, Paola Valenti Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/599 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100 La distance critique et l’impossible narration photographique https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/597 <p>“Raconter le paysage” ainsi que le fait Jean-Christophe Bailly est une merveilleuse manière de rendre compte de cette notion si complexe, recouvrant le réel et son image. Cependant la photographie, n’étant pas un langage, m’en semble incapable. Et je vais essayer de vous expliquer pourquoi. Ensuite, je tenterai de démontrer pourquoi, depuis au moins la parution en 1963 de Twentysix Gasoline Stations d’Ed Ruscha, la photographie de paysage la plus réflexive se caractérise par une distance critique, vis-à-vis de la notion de paysage et de l’acte photographique lui-même. Et comment cette distance fait-elle de la photographie de paysage le support privilégié de discours critiques, politiques, économiques, écologiques ou iconologiques.</p> Remi Coignet Copyright (c) 2026 Elephant & Castle https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/597 Mon, 15 Dec 2025 00:00:00 +0100