Call for Papers

Call for Papers per il numero 29: Tradurre/tradire. Gianni Celati e l'arte della versione (scadenza 31/08/2022)

Contattare: Marco Belpoliti; Gabriele Gimmelli, Marina Spunta

Il legame fra Elephant & Castle e Gianni Celati (1937-2022) rimonta a oltre dieci anni fa, quando ci fece dono dell’inedito Bollettino del diluvio universale (2010), una commedia in due atti che inaugurò il primo numero della nuova serie della rivista, curato da Nunzia Palmieri e dedicato appunto ai Diluvi. Anni dopo, alla fine del 2018, grazie sempre alla curatela di Palmieri, gli abbiamo restituito il favore dedicando il diciannovesimo numero al suo romanzo Lunario del paradiso, del quale si celebravano i quarant’anni dall’uscita. Inevitabile, dunque, che la scomparsa di Celati, avvenuta nei primi giorni del 2022, abbia acquistato per il “Laboratorio dell’immaginario” di Elephant & Castle un carattere del tutto particolare.

In questi anni, la figura e l’opera di Celati sono state oggetto di un interesse crescente, in Italia e soprattutto all’estero. Da un lato attraverso una serie di convegni (Salisburgo, 2000; Leicester, 2007; Copenaghen, 2009; Cork, 2016; Strasburgo, 2018; Londra, 2020), che, con cadenza quasi regolare, periodicamente hanno indagato i vari aspetti del suo lavoro; dall’altro attraverso una serie di pubblicazioni, dal pionieristico numero monografico della collana “Riga”, curato da Marco Belpoliti e Marco Sironi nel 2008, fino al “Meridiano” Mondadori del 2016, curato ancora da Belpoliti insieme a Palmieri, che ha consacrato Celati nel canone della letteratura italiana a cavallo fra i due secoli, aprendo nuove prospettive di lettura per gli anni a venire.
Multidisciplinare e multimediale, l’opera celatiana ha intersecato linguaggi e ambiti del sapere fra loro diversissimi, dalla filosofia all’antropologia, dalla fotografia al fumetto, dal teatro al cinema. Un’opera, insomma, in continuo movimento, in cui gioca un ruolo centrale l’idea del tradurre, nel senso letterale di trasportare/trasportarsi altrove, di provare a uscire da sé, a estraniarsi, a guardare se stessi con gli occhi dell’altro: «Sentire con l’orecchio in molte lingue», ha detto Celati in un’intervista, «vuol dire anche sentire col cuore».
A prescindere dalle dichiarazioni di poetica, l’esercizio della traduzione ha un posto di rilievo anche nella sua carriera. Il primo libro che Celati dà alle stampe è infatti una traduzione: quella della Favola della botte di Jonathan Swift, apparsa presso un piccolo editore bolognese nel 1966 e rifatta interamente nel 1990 per la casa editrice Einaudi. Da lì in poi, per Celati l’attività di traduzione non ha di fatto conosciuto soste, andando ad affiancarsi a quella letteraria e puntualmente accompagnandone le svolte e i cambi di passo.
Da Céline (Il ponte di Londra, Einaudi 1971; Colloqui con il Professor Y, Einaudi 1980, in collaborazione con Lino Gabellone) a Twain (Le avventure di Tom Sawyer, Rizzoli 1979), da London (Il richiamo della foresta, Einaudi 1986) a Melville (Bartleby lo scrivano, Feltrinelli 1991), da Stendhal (La Certosa di Parma, Feltrinelli 1993) a Michaux (Altrove, Quodlibet 2005, con Jean Talon), per arrivare al lungo, tormentato lavoro sull’Ulisse joyciano (Einaudi, 2013): ognuno di questi lavori, spesso accompagnati da ampi saggi introduttivi e meticolosi apparati critici, sottende un’idea precisa e finanche idiosincratica della lingua e della traduzione. Anche per questo le scelte traduttive celatiane (valga per tutte il motto bartlebyiano “I would prefer not to”, che viene reso con “Avrei preferenza di no”) sono state talvolta oggetto di rimproveri e critiche.
Traduttore o traditore, dunque? Secondo Celati, tradurre è far propria una storia ascoltata e amata: «Le novelle antiche riraccontavano storie risapute», ha spiegato, «il che somiglia alla traduzione, dove tu segui quello che è già stato detto, devi trovare un suono adatto nella tua lingua». In questo senso, ogni traduzione implica una certa dose di tradimento, come accade in qualsiasi riscrittura: «Devo dire che la traduzione io la sento come un modo di riscrivere i libri, e per questo mi piace molto tradurre», dichiarava in un’intervista con l’amica e traduttrice Marianne Schneider, «la fedeltà in questi casi sta nel mantenere l'energia, i colori, le tonalità di un certo flusso». Non è un caso che la bibliografia celatiana comprenda fra l’altro un Orlando innamorato raccontato in prosa (Einaudi, 1994), un pastiche-omaggio ai fratelli Marx (La farsa dei tre clandestini, Baskerville 1987) e numerose riscritture sparse di novelle della tradizione italiana.
Tradurre, riraccontare, riscrivere: «l’esercizio migliore per coltivare l’arte della parola».

A oltre un anno dalla morte, con questo numero di Elephant & Castle. Laboratorio dell’immaginario intendiamo tornare sull’opera di Gianni Celati. Non per omaggiarne l’autore, ma per guardarla, una volta di più, da una prospettiva sensibilmente nuova. Il titolo che abbiamo scelto, Tradurre/tradire. Gianni Celati e l'arte della versione, cerca di includere in un’unica formula gli aspetti centrali dell’indagine che vorremmo proporre: la centralità della pratica traduttiva nel lavoro di Celati, la traduzione come esercizio e come artigianato, la personalissima “fedeltà” all’opera originale. Invitiamo quindi studiose e studiosi a inviare contributi che vertano, fra gli altri, sui seguenti argomenti:

- Celati come scrittore-traduttore: la specificità del suo caso a confronto con altri autori italiani del Novecento (Pavese, Vittorini, Bianciardi, Fruttero & Lucentini, ecc.);
- L’influenza della pratica di traduzione sull’opera narrativa di Celati (p.es., il rapporto fra I viaggi di Gulliver e la parodia antropologica di Fata Morgana);
- L’idea di traduzione di Celati: costanti e variazioni nel corso del tempo, dagli anni Settanta agli anni Duemiladieci, anche in parallelo alla sua opera letteraria;
- Il rapporto con gli autori, tra lunghe fedeltà ed episodi occasionali: Swift, Joyce, Céline, Twain, London, Conrad, ecc.;
- Il rapporto fra traduzione e riscrittura;
- Alla ricerca di una lingua antiletteraria della traduzione: dall’argot di Céline alla “stralingua” dell’Ulisse;
- Traduzione d’autore, traduzione infedele? Criticità e meriti del Celati traduttore.

Le proposte dovranno pervenire agli indirizzi marco.belpoliti@unibg.it, gabriele.gimmelli@unibg.it e m.spunta@leicester.ac.uk, entro e non oltre il 31 agosto 2022 e dovranno contenere un breve abstract del contributo (max 3000 caratteri) e una breve notizia biografica (max 500 caratteri). Sono ammessi testi in lingua italiana, inglese e francese.
La comunicazione delle proposte selezionate avverrà entro la fine di settembre 2022 e i contributi completi (max 40.000 caratteri, spazi e note incluse), corredati di immagini e uniformati alle norme redazionali della rivista, dovranno essere consegnati entro il 28 febbraio 2023. Tutti gli articoli saranno sottoposti a procedura di double-blind peer review. La pubblicazione del numero è prevista per il mese di giugno 2023.

NORME REDAZIONALI



Call for Papers for issue n. 29: Translator and Traitor. Gianni Celati and the Art of Rewording
Edited by Marco Belpoliti (Università degli Studi di Bergamo), Gabriele Gimmelli (Università degli Studi di Bergamo), Marina Spunta (University of Leicester)

The relationship between Elephant & Castle and Gianni Celati (1937-2022) goes back over ten years, when he made us the gift of the unpublished Bollettino del diluvio universale (2010), a play in two acts that opened the first issue of the new series of the magazine, dedicated to Diluvi (Floods) edited by Nunzia Palmieri. Years later, at the end of 2018, once again with the curatorship of Palmieri, we repaid the courtesy by dedicating the nineteenth issue to his novel Lunario del paradiso, of which we celebrated the fortieth anniversary of its publication. It is thus inevitable that Celati's death in the early days of 2022 acquired a very special significance for the “Laboratory of the Imaginary” of Elephant & Castle.
During these years, the figure and work of Celati have attracted increasing interest, in Italy and especially abroad. On the one hand through a series of conferences (Salzburg, 2000; Leicester, 2007; Copenhagen, 2009; Cork, 2016; Strasbourg, 2018; London, 2020), which, on an almost regular cadence, have periodically investigated the various aspects of his body of work; on the other, through a series of publications, from the pioneering monographic issue of the “Riga” collection, edited by Marco Belpoliti and Marco Sironi in 2008, to the Mondadori “Meridiano” in 2016, still edited by Belpoliti together with Palmieri, which consecrated Celati in the canon of Italian literature between XX and XXI Century, opening up new reading perspectives for years to come.
Multi-disciplinary and multimedia, Celati's work has crossed very different languages and fields of knowledge, from philosophy to anthropology, from photography to comics, from theatre to cinema. In other words, it is a work in permanent transition, in which the idea of translating plays a key role, in the literal sense of carrying oneself elsewhere, of trying to get out of ourselves, to look at ourselves through the eyes of the other: «To hear with the ear in many languages», as Celati said in an interview, «also means hearing with the heart».
Poetic statements aside, the exercise of translation also has a prominent place in his career. Celati's first book in print was in fact a translation: that of Jonathan Swift's Tale of the Tub, which appeared with a small publisher in Bologna in 1966 and was entirely redone in 1990 for Einaudi. From then on, Celati's work as a translator has not really stopped, going side by side with his literary work and regularly accompanying its turning points and changes of direction.
Among the authors translated by Celati are Louis-Ferdinand Céline (London Bridge: Guignol's Band II, Einaudi 1971; Conversations with Professor Y, Einaudi 1980, in collaboration with Lino Gabellone), Mark Twain (The Adventures of Tom Sawyer, Rizzoli 1979), Jack London (The Call of the Wild, Einaudi 1986), Herman Melville (Bartleby the Scrivener, Feltrinelli 1991), Stendhal (The Charterhouse of Parma, Feltrinelli 1993), Henri Michaux (Ailleurs, Quodlibet 2005, with Jean Talon); not to mention the long, troubled work on Joyce’s Ulysses (Einaudi, 2013). Each of these editions, often accompanied by wide-ranging introductory essays and meticulous critical apparatuses, subtends a precise and even idiosyncratic idea of language and translation. This is another reason why Celatian translation choices (for instance, the Bartlebyian motto “I would prefer not to”, which is rendered as “Avrei preferenza di no”) have sometimes been criticized.
Translator or traitor, then? According to Celati, translating is to seize hold of a story that has been heard and loved: «Ancient tales retold well-known stories», he explained, «which resembles translation, where you follow what has already been said, you have to find a proper sound in your own language». In this sense, every translation implies a certain amount of betrayal, as happens in any rewriting: «I have to say that I feel translation as a way of rewriting books, and that's why I like translating a lot», he declared in an interview with his friend and translator Marianne Schneider, «fidelity in these cases consists in keeping the energy, the colours, the tones of a certain flow». It is no coincidence that Celati's bibliography includes an Orlando innamorato raccontato in prosa (Einaudi, 1994), a pastiche-homage to the Marx Brothers (La farsa dei tre clandestini, Baskerville 1987) and numerous dispersed rewritings of novellas from the Italian tradition.
Translating, retelling, rewriting: «the best exercise to cultivate the art of the word».

After more than a year since his death, this issue of Elephant & Castle. Laboratorio dell'immaginario intends to revisit the work of Gianni Celati: not to pay homage to the author, but to look at it, once again, from a significantly new perspective. The title we have chosen, Translator and Traitor. Gianni Celati and the Art of Rewording, seeks to include in a single formula the central aspects of the enquiry we would like to propose: the pivotal role of translation practice in Celati's work, his idea of translation as an exercise and as a craft, and his highly distinctive “fidelity” to the original work. We therefore invite scholars to send in contributions on the following topics, among others:

- Celati as writer-translator: the specificity of his case in comparison with other Italian authors of the 20th century (Pavese, Vittorini, Bianciardi, Fruttero & Lucentini, etc.);
- The influence of translation practice on Celati's narrative work (e.g., the relationship between Gulliver’s Travels and Fata Morgana anthropological parody);
- Celati's idea of translation: constants and variations over time, from the 1970s to the 2000s, also in parallel with his literary work;
- The relationship with authors, between long fidelity and occasional episodes: Swift, Joyce, Céline, Twain, London, Conrad, etc.;
- The relationship between translation and rewriting;
- In search of an anti-literary language of translation: from Céline’s uses of argot to the “extra-language” of Ulysses;
- Author's translation, unfaithful translation? Criticisms and merits of Celati as translator.

Proposals are to be sent to marco.belpoliti@unibg.it, gabriele.gimmelli@unibg.it and m.spunta@leicester.ac.uk by August 31st, 2022 at the latest, and must contain an abstract of the contribution (max. 3000 characters) and a brief biographical note (max. 500 characters). Proposals may be in Italian, English, or French.
The communication of the selected proposals will take place by the end of September 2022 and the complete contributions (max 40,000 characters, including notes and spaces), accompanied by images and conforming to the journal's editorial rules, are expected by February 28th, 2023. All articles will be submitted to a double-blind peer review procedure. The issue is scheduled for publication in June 2023.

EDITORIAL RULES



Appel à contribution pour le numéro 29: Traduire/trahir. Gianni Celati et l’art de la réécriture
Sous la direction de Marco Belpoliti (Università degli Studi di Bergamo), Gabriele Gimmelli (Università degli Studi di Bergamo), Marina Spunta (University of Leicester)

La relation entre Elephant & Castle et Gianni Celati (1937-2022) remonte à plus de dix ans. En 2010, il nous a offert le manuscrit du Bollettino del diluvio universale, une pièce de théâtre inédite en deux actes qui inaugurait le premier numéro de la nouvelle série de la revue, consacrée précisément aux Diluvi (Deluges) sous la direction de Nunzia Palmieri. Après quelques années, fin 2018, grâce encore à Palmieri, nous lui avons rendu cette faveur en consacrant le dix-neuvième numéro à son roman Lunario del paradiso, à l'occasion du quarantième anniversaire de sa publication. Inévitablement, la mort de Celati au début de l'année 2022 a revêtu un sens très particulier pour le « laboratoire de l'imaginaire » d’Elephant & Castle.
Dans les dernières années, la figure et l'œuvre de Celati ont fait l'objet d'un intérêt grandissant, en Italie et surtout à l'étranger. D'une part à travers une série de colloques (Salzbourg, 2000 ; Leicester, 2007 ; Copenhague, 2009 ; Cork, 2016 ; Strasbourg, 2018 ; Londres, 2020), qui, périodiquement, se sont penchés sur les différents aspects de son œuvre ; d'autre part, à travers une série de publications. Parmi ces dernières, le premier numéro monographique de la collection « Riga », édité par Marco Belpoliti et Marco Sironi en 2008, ainsi que le « Meridiano » Mondadori de 2016, édité par Belpoliti avec Palmieri, ont inscrit Celati dans le canon de la littérature italienne du début du siècle, ouvrant de nouvelles perspectives de lecture pour les années à venir.
Multidisciplinaire et multimédia, l'œuvre de Celati a croisé divers langages et savoirs, de la philosophie à l'anthropologie, de la photographie à la bande dessinée, du théâtre au cinéma. C’est une œuvre perpétuellement en mouvement, dans laquelle l'idée de traduction joue un rôle central, au sens littéral de se « transporter, ou être transporté » ailleurs, de tenter de sortir de soi, de se dépayser, de se regarder avec les yeux de l'autre. « Entendre avec l'oreille dans de nombreuses langues », a déclaré Celati dans un entretien, « signifie aussi entendre avec le cœur ».
Au-delà de ses propos poétiques, l'exercice de la traduction occupe également une place de premier plan dans son itinéraire. Le premier livre publié par Celati était une traduction : celle de La Conte du tonneau de Jonathan Swift, parue chez un petit éditeur de Bologne en 1966 et entièrement retravaillée en 1990 pour Einaudi. A partir de cette expérience, l'activité de traduction de Celati ne s'est pas arrêtée, elle a accompagné son activité littéraire et en a ponctuellement marqué les ruptures et les mutations.
Parmi les auteurs traduits par Celati on trouve Céline (Le Pont de Londres/ Guignol’s Band II, Einaudi 1971 ; Entretiens avec le professeur Y, Einaudi 1980, en collaboration avec Lino Gabellone) à Twain (Les Aventures de Tom Sawyer, Rizzoli 1979), Jack London (L'Appel de la forêt, Einaudi 1986), Herman Melville (Bartleby, Feltrinelli 1991), Stendhal (La Chartreuse de Parme, Feltrinelli 1993), Henri Michaux (Ailleurs, Quodlibet 2005, avec Jean Talon). Cette liste s’achève en 2013 avec le long travail sinueux sur l’Ulysse de Joyce (Einaudi). Chacune de ces éditions, souvent accompagnée de longs essais de présentation et d'appareils critiques méticuleux, implique une idée précise, bien que parfois idiosyncrasique, du langage et de la traduction. C'est peut-être pour cette raison que ses choix de traduction celatiens ont parfois fait l'objet de critiques de la part des spécialistes. La formule bartlebyenne « I would prefer not to », qui est rendue par « Avrei preferenza di no » en est un exemple éloquent. Était-il traducteur ou traître ? Selon Celati, traduire, signifie s’approprier une histoire qui a été entendue et aimée : « Les contes anciens reprennent des histoires connues », explique-t-il, « ce qui ressemble à la traduction, où l'on suit ce qui a déjà été dit, il faut trouver une tonalité appropriée dans sa propre langue ». En ce sens, toute traduction implique une certaine trahison, comme lors d’une réécriture : « Je dois dire que je ressens la traduction comme une manière de réécrire les livres, et c'est pourquoi j'aime beaucoup traduire », a-t-il déclaré dans un entretien avec son amie et traductrice Marianne Schneider, « la fidélité dans ces cas-là consiste à conserver l'énergie, les couleurs, les tons d'un certain flux ». Ce n'est pas un hasard si la bibliographie de Celati comprend un Orlando innamorato raccontato in prosa (Einaudi, 1994), un pastiche-hommage aux frères Marx (La farsa dei tre clandestini, Baskerville 1987) et de nombreuses réécritures éparses de nouvelles de la tradition populaire italienne.
Traduire, redire, réécrire : « le meilleur exercice pour cultiver l'art du mot ».

Un an après sa mort, avec ce numéro d’Elephant & Castle. Laboratorio dell'immaginario, nous avons l'intention de revenir sur l'œuvre de Gianni Celati, pas tellement pour lui rendre hommage, mais pour l’observer d’un regard renouvelé. Le titre que nous avons choisi, Traduire/trahir. Gianni Celati et l’Art de la réécriture, cherche à regrouper en une seule formule les aspects centraux de l'enquête que nous voudrions proposer : la centralité de la pratique de la traduction dans l'œuvre de Celati, la traduction comme expérimentation et comme artisanat, et la « fidélité » très personnelle de Celati à l'œuvre originale. Nous invitons les chercheurs à envoyer des contributions sur les sujets suivants, entre autres :

- Celati écrivain-traducteur : la spécificité de son cas par rapport à d'autres auteurs italiens du XXe siècle (Pavese, Vittorini, Bianciardi, Fruttero & Lucentini, etc.) ;
- L'influence de la pratique de la traduction sur l'œuvre narrative de Celati (par exemple, la relation entre Les Voyages de Gulliver et la parodie anthropologique de Fata Morgana) ;
- Sa conception de la traduction : constantes et variations dans le temps, des années 1970 aux années 2000, également en parallèle avec son œuvre littéraire ;
- Le rapport aux auteurs, entre longue fidélité et épisodes occasionnels : Swift, Joyce, Céline, Twain, London, Conrad... ;
- La relation entre la traduction et la réécriture ;
- A la recherche d'une langue de traduction anti-littéraire : de l'argot de Céline à l’« ultra-langue » d’Ulysse ;
- Traduction de l'auteur, traduction infidèle ? Défauts et qualités du traducteur Celati.

Les propositions sont à envoyer à marco.belpoliti@unibg.it, gabriele.gimmelli@unibg.it et m.spunta@leicester.ac.uk avant le 31 août 2022 et doivent comprendre un résumé de la contribution (maximum 3000 caractères) et une brève notice biographique (maximum 500 caractères). Les textes en italien, anglais et français sont autorisés.
La communication des propositions sélectionnées aura lieu fin septembre 2022 et les contributions complètes (maximum 40.000 caractères, notes et espaces comprises), accompagnées d’images et conformes aux règles éditoriales de la revue, devront être envoyées pour le 28 février 2023. Tous les articles seront soumis à une double expertise externe et anonyme. La publication du numéro est prévue pour le mois de juin 2023.

RÈGLES DE RÉDACTION