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"Icone organiche. Estetica della natura in Karl Blossfeldt ed Ernst Haeckel" di Elena Canadelli

Recensione: Icone organiche (2006) - Elena Canadelli

di Alexander di Bartolo

Titolo: Icone organiche. Estetica della natura in Karl Blossfeldt ed Ernst Haeckel
Autore: Elena Canadelli
Editore: Mimesis Edizioni
Anno: 2006
Pagine: 158
Prezzo: €14.00
ISBN - 10: 8884833477
ISBN - 13: 9788884833471

È noto che le icone, nella storia dell’arte e dell’estetica, sono principalmente quelle rappresentazioni sacre che il mondo bizantino ha prodotto per rendere visibile ciò che all’occhio umano restava invisibile e completamente velato, il divino (la Madre di Dio o Dio stesso) che il fedele poteva così conoscere direttamente contemplando l’immagine.
Nel libro di Elena Canadelli le icone organiche sono invece gli elementi naturali di cui Karl Blossfeldt ed Ernst Haeckel fanno uso all’interno della loro diversificata produzione poietica. Si tratta di icone naturali – piante nel caso del primo, meduse e microrganismi nel caso del secondo – che i due protagonisti del volume “ritraggono” in mirabili fotografie e in litografie d’autore. I temi affrontati dall’autrice sono in realtà molto più ampi e importanti per la riflessione estetica contemporanea. Li troviamo espressi con lucidità nella pagine finali, un’appendice di inediti che incrementa il valore della ricerca. Scrive Haeckel nella prefazione a Kunstformen der Natur: “La natura genera nel suo seno un’inesauribile quantità di forme meravigliose che per bellezza e varietà superano di gran lunga tutte le creazioni artistiche dell’uomo”. Siamo nel 1899. Molti anni dopo, nel 1932, Blossfeldt scriverà nella prefazione a Wundergarten der Natur: “Ogni sana manifestazione dell’arte ha bisogno di uno stimolo fecondo. Solo dall’eterna e inesauribile fonte di giovinezza della natura, a cui attinsero i popoli di tutte le epoche, l’arte può nuovamente ottenere forza e stimolo [...]”. Queste due affermazioni riportano il lettore ad un tema caro agli studiosi di estetica ma che pone interrogativi anche agli storici della scienza.
I magnifici oggetti che la natura produce possono essere letti come oggetti d’arte? Sono tali oggetti opere d’arte solo nel loro stato naturale, o possiamo considerarli tali anche se rappresentati in una tela o ritratti dall’occhio fotografico? Possono le indagini naturalistiche essere d’aiuto all’artista? Da questi interrogativi si snodano le argomentazioni dell’autrice, che sottolinea sin dall’inizio la fecondità dei temi. Leggere oggi le riflessioni di Haeckel e ammirare le raccolte fotografiche di Blossfeldt ci aiuta a comprendere le suggestioni scientifiche nella Nuova Visione e nel Surrealismo e l’utilizzo dei modelli naturali ornamentali nell’Art Nouveau.
Non è un caso però che i temi in questione siano stati particolarmente sentiti in ambito tedesco, dove già Goethe aveva riconosciuto alla pianta, pur nell’eterno mutare della forma e nella costante azione vitale di misteriose forze interiori, quel ruolo di archetipo che spinge lo scienziato, ma anche l’artista, ad indagare la natura come fenomeno poietico in costante movimento, fonte di ispirazione continua per l’artista. L’influsso creativo della natura sull’arte era stato anche evidenziato a metà Ottocento dall’esploratore e scienziato Alexander von Humboldt, che nell’opera Kosmos riconosceva proprio allo studio delle forme vegetali, nel laboratorio della natura o in orti e giardini, il ruolo di inconsapevole sorgente d’ispirazione per la pittura e la letteratura. Anzi Humboldt auspicava proprio che gli artisti si formassero “alla scuola della natura”, avvalendosi della botanica e della fisiologia vegetale, così come della geologia e della zoologia. Ammirando i magnifici erbari fotografici di Blossfeldt sembrerebbe proprio che le parole di Humboldt non siano rimaste inascoltate. Le raccolte fotografiche, pur essendo il risultato di una natura artefatta, sradicate dal mondo della vita e private cioè delle caratteristiche essenziali dell’oggetto naturale, sono il risultato di una sottile indagine che non è esagerato chiamare “scientifica”, per la minuziosità dei particolari, per la ricerca costante delle simmetrie nei vegetali, per l’ingrandimento dei caratteri essenziali.
Blossfeldt – ricorda Elena Canadelli – non è però alla ricerca dell’Urpflanze, bensì dell’Urkunst, della sorgente primigenia dell’arte che è la natura. Una natura che Blossfeldt indaga sin nelle pieghe più nascoste e profonde e che si rivela pienamente grazie all’occhio fotografico, all’artificio della tecnica. I capitoli centrali del volume evidenziano come Blossfeldt si sia formato sull’insegnamento di Meurer e sull’estetica di Haeckel. Il confronto con la filosofia scientifica di quest’ultimo mostra delle divergenze ma anche un’identità di fondo – che abbiamo voluto richiamare all’inizio – sulla centralità del visuale e sull’interpretazione della natura come arte. Nel manifesto dell’estetica naturale di Haeckel, Natur als Künsterlin, e nella sua più nota opera illustrata, Kunstformen der Natur, l’autrice ritiene si possa individuare l’ideale estetico di Haeckel secondo cui le immagini del macrocosmo e del microcosmo devono raffigurare la bellezza delle forme naturali e insieme le leggi dell’evoluzionismo in grado di spiegarne nascita e sviluppo. Una filosofia dell’arte intrisa di filosofia naturale e scientismo che permise a Haeckel di considerare le litografie non come dissezionate immagini della natura, non come pallide copie del reale, ma come icone, viatico per una conoscenza intuitiva e immediata della bellezza naturale. Sottolineando l’influsso di Goethe e dei romantici l’autrice si sofferma poi sul monismo dell’autore e sulla promorfologia come basi per le realizzazioni figurate di Haeckel.
L’indagine sui radiolari e le rappresentazioni di questi archetipi naturali dotati di particolare simmetria permettono un fecondo confronto con le fotografie di Blossfeldt ma anche di estendere la riflessione sul ruolo delle illustrazioni naturalistiche per il formarsi di artisti quali Klimt e Klee e molti esponenti dello Jugendstil, quali Obrist, Hendell e Berlage. Se infatti il confronto Haeckel Blossfeldt conduce il lettore al sorgere dell’Art Nouveau con particolare riferimento all’utilizzo degli elementi naturali ornamentali, negli ultimi capitoli emerge l’importanza dell’attività fotografica di Blossfeldt per il Surrealismo e le Avanguardie degli anni venti. Grazie alla fotografia la natura si caricava di nuove potenzialità estetiche e percettive che Walter Benjamin sottolineò nel suo l’Opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica: la fotografia “è in grado di rilevare aspetti dell’originale che sono accessibili solo grazie all’obiettivo, [...] può cogliere immagini che si sottraggono interamente all’ottica naturale”. Le fotografie di Blossfeldt erano infatti riuscite a superare quel confine tra arte e botanica, quel confine tra arte e scienza più in generale che Haeckel voleva fondere nel suo monismo, e che con mezzi nuovi il Novecento si accingeva a indagare alla ricerca di quell’antica affinità tra fenomeni della natura nascosta nelle pieghe del visibile.