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"Goethe e Darwin. La filosofia delle forme viventi" di Federica Cislaghi

Recensione: Goethe e Darwin. La filosofia delle forme viventi (2008) - Federica Cislaghi

di Alexander di Bartolo

Titolo: Goethe e Darwin. La filosofia delle forme viventi
Autore: Federica Cislaghi
Editore: Mimesis Edizioni
Anno: 2008
Pagine: 307
Prezzo: €18.00
ISBN - 10: 8884838398
ISBN - 13: 9788884838391

Il libro di Federica Cislaghi affronta in maniera approfondita un tema che in anni recenti ha appassionato studiosi di varie estrazioni entrando con forza nei dibattiti filosofici e scientifici, ovvero se e come l’opera del vate tedesco Johann Wolfgang Goethe possa essere confrontata con il pensiero del padre dell’evoluzionismo Charles Darwin. Il livello del confronto non può che giocarsi sul rapporto tra il perno della filosofia goetheana – il concetto di morfologia – e la rivoluzionaria teoria darwiniana dell’evoluzione. La posizione dell’autrice è chiara sin dall’inizio: bisogna riconoscere una valida autonomia, e una sfortunata originalità aggiungiamo, al pensiero morfologico di Goethe rispetto alla teoria evoluzionistica dell’esploratore inglese.
Nel testo non si cerca semplicemente, come certa storiografia positivista ha pensato di fare, di comprendere se la teoria di Goethe contenga o meno una significativa anticipazione del pensiero evoluzionistico ma si vuole indagare a fondo “il paradigma biologico a partire dal quale Goethe si mosse” per evidenziare la centralità e l’attenzione per il vivente nelle sue multiformi e plurali manifestazioni. Questo studio si inserisce quindi a pieno titolo nel dibattito che in tempi recenti è stato oggetto di un forte interesse a tal punto da far dichiarare allo studioso americano Richards: “One might even say, without distortion, that evolution theory was Goethean morphology running on geological time” (R.J. Richards, The Romantic Conception of Life. Science and Philosophy in the Age of Goethe, University of Chicago Press, Chicago and London 2002, p. 407). La tesi di Richards appartiene a una lunga tradizione iniziata ed estremizzata da Meding già nel 1861, e ci riporta al nucleo della questione.
Se infatti sul metodo morfologico e sul motto goetheano Alles is blatt, che sinteticamente racchiude l’originalità di una riflessione filosofica che si espande oltre i confini della scienza per raggiungere l’arte, la linguistica, l’economia, molto è stato scritto e detto anche in Italia, il volume ricostruisce per la prima volta in maniera esaustiva la complessità della tematica affrontandola da molteplici punti di vista. Dal ruolo della moderna fisiognomica di Lavater e Lichtenberg per gli sviluppi del pensiero morfologico, al confronto con il pensiero di Kant sui concetti di finalismo e analogia, sino alla riproposizione delle morfologia in chiave storica, linguistica e simbolica in Spengler, Wittgenstein e Cassirer.
La parte più densa e originale del lavoro è infatti quella in cui l’autrice affronta l’interrogativo dal quale non si può sfuggire. La morfologia e l’evoluzionismo sono due visioni del vivente e della natura contrapposte? Certamente esse sono due visioni differenti che soltanto dai critici e dagli studiosi sono state talvolta avvicinate talvolta poste in contrasto. In Goethe ciò che manca, e che deve necessariamente mancare nella complessa intelaiatura della sua teoria, è la nozione di individuo biologico, che in Darwin rappresenta invece l’unità di cui il meccanismo della selezione naturale detta il successo o l’insuccesso e che, se premiata dalla selezione naturale, trasmetterà alla sua discendenza le sue mutate caratteristiche vincenti. Goethe infatti ritiene che “Ogni essere vivente non è una cosa singola, ma una molteplicità” e questa posizione non può quindi conciliarsi con la visione darwiniana del mondo naturale che assegna al singolo individuo le sorti di successo di un’intera specie in un determinato ambiente in base a molteplici fattori casuali. Come ben rileva Cislaghi è infatti sul terreno dell’interpretazione della natura che bisogna concentrarsi per comprendere le due diverse filosofie del vivente praticate da Goethe e Darwin, esemplificate da sette elementi chiave: descrizione / spiegazione casuale; tipo come simbolo / tipo come antenato comune; analogie / omologie; circolarità temporale / linearità temporale; metamorfosi / progresso-evoluzione; principio di compensazione / selezione naturale; impulso formativo interno / ambiente esterno.
Metodo morfologico e metodo evoluzionistico “convivono nella comprensione del vivente” e sono – sempre secondo l’autrice – due concezioni “complementari, poiché semplicemente colgono caratteristiche diverse della natura”. Aggiungiamo che alla base di esse vi è una differente concezione della storia naturale: quella goetheana improntata sull’eterna immanenza del processo metamorfico nella realtà e quella darwiniana basata sul casuale agire di momenti irripetibili nel progressivo sviluppo delle forme di natura (l’apparire delle varianti spontanee ereditate poi dagli individui discendenti).
Il volume termina con una sezione interamente dedicata all’approfondimento del “dopo Darwin” e una ricca appendice iconografica. Riteniamo infatti di speciale menzione l’aver dedicato spazio al tema della “sopravvivenza”, esplicita o velata, del pensiero goetheano nella storia del pensiero contemporaneo, che certamente ha risentito dell’influsso di Darwin in maniera più cogente di quanto sia stato per le teorie del poeta scienziato tedesco. Anche se con il trionfo del darwinismo e della Nuova Sintesi la morfologia è stata relegata a un ruolo marginale – come riconosce l’autrice – bisogna evidenziare il fatto che in campo biologico si sta sempre più sviluppando una terza via di indagine sul mondo naturale, la cosiddetta biologia “evo-devo” (cfr. A. Minelli, Forme del divenire. La biologia evoluzionistica dello sviluppo, Einaudi, Torino 2007). La riscoperta nella letteratura scientifica di concetti di chiara ascendenza goetheana e il tentativo esercitato da Goodwin e della sua scuola di recuperare la dimensione qualitativa della scienza reinterpretando il darwinismo dimostrano come una lettura del mondo in chiave biologica non può escludere dal proprio orizzonte di ricerca la lettura delle ardite comparazioni goetheane che per molti anni sono sembrate prive di quella scientificità che si addice alla scienza positiva. L’inserimento infine di un’ampia parte iconografica coglie appieno l’intento di evidenziare l’attualità e la fortuna degli “esercizi comparativi” ottocenteschi messi in pratica da Goethe nel terreno della botanica, della zoologia o nella teoria dei colori, rispetto alle tendenze contemporanee di schematizzazione delle più avanzate teorie biologiche.