Editoriale

Nunzia Palmieri

Le storie del diluvio, diffuse in tutti i continenti e radicate in innumerevoli tradizioni culturali, dall’epopea di Gilgamesh ai testi sacri cristiani, ebraici e islamici, arrivano fino a noi attraverso le arti figurative, il romanzo, la poesia, il teatro, la fotografia, il cinema. L’acqua, legata alle metamorfosi, alle traslazioni, alle fantasie di rinascita, assume nel diluvio la valenza di una forza eccezionale in grado di distruggere il vecchio per dare vita a un mondo nuovo. Servendosi del diluvio, le divinità dispiegano tutta la loro potenza, come terribili istanze punitrici, e lasciano intravedere allo stesso tempo la loro fallibilità: il testo biblico mostra un dio costretto a riconoscere l’errore della prima creazione, che ha dato vita a un’umanità imperfetta della quale è necessario liberarsi per poter ricominciare tutto daccapo con una piccola comunità di eletti.
I diluvi letterari segnano i grandi snodi della storia, come metafore della catastrofe che investe interi popoli (frequentemente la metafora del diluvio è associata alla shoah), o si legano ai destini individuali di personaggi titanici in lotta con la forza degli elementi, nell’interpretazione che ne ha dato l’epoca romantica. In ambito novecentesco si moltiplicano le riletture parodiche o grottesche delle vicende bibliche e i personaggi perdono i loro tratti di eccezionalità per ritrovarsi in situazioni quotidiane, alle prese con gli inconvenienti della vita di tutti i giorni. Il cinema d’autore ha fatto ricorso alle risorse dell’elemento liquido per sperimentare diverse modalità del vedere attraverso immagini riflesse, moltiplicate e diffuse, in sintonia con la dissoluzione delle teorie religiose, filosofiche e scientifiche “della solidità”. L’acqua diviene fattore di instabilità percettiva, elemento di rifrazione e scomposizione delle immagini, come sottolinea l’intervento di Massimiliano Fierro, che ripercorre alcune opere di cinematografia sperimentale in cui la “percezione liquida” permette di vedere in dissolvenza, conferendo alla visione caratteri di indeterminatezza e di precarietà.
Con il Bollettino del Diluvio universale di Gianni Celati, una commedia inedita in due atti che siamo felici di pubblicare qui per la prima volta ad inaugurare la nuove serie della rivista, il diluvio va in scena in un teatro di campagna, dove quattro personaggi dialogano e si seguendo i ritmi comici della pantomima, in attesa di una barca della salvezza, mentre le immagini della pioggia si proiettano capovolte, come in una camera oscura, attraverso un foro nella parete. In questa meravigliosa avventura della percezione, spazi geografici, ricordi, memorie letterarie convivono nelle figure che scorrono via senza fissarsi, in un mondo alla rovescia sospeso come il miraggio di un’isola che non c’è, mentre il teatro sta per essere travolto dalle acque.
L’ironia e la leggerezza sono le tonalità scelte da Godard per la sua visione degli allagamenti di Parigi, che diventano il pretesto, come racconta Francesca Pagani, per una semiseria storia d’amore fra una ragazza ancora capace d’incantarsi di fronte al paesaggio invaso dall’acqua e un Fordista che la vuole baciare continuando a pensare alla sua automobile. Godard mette in scena la sua predilezione per l’andamento divagante e asistematico della sintassi narrativa, costruendo un affascinante collage di immagini e parole dove l’acqua è insieme ostacolo e funzione di destino.
Le fantasie di rinascita e di ripopolamento sono all’origine dei diluvi legati alle tradizioni religiose, come attestano le visioni di Andrea Salos, commentate da Vera Pacati, mentre nei Diluvi di Leonardo i vincoli con il testo biblico si allentano, lasciando spazio a una lettura figurativa e visionaria del mito, che privilegia il momento della catastrofe rispetto all’idea catartica di una nuova umanità redenta: la forza devastante dell’acqua crea scenari e personaggi di straordinaria evidenza plastica, come attestano gli appunti e i disegni presentati nella sezione a cura di Luigi Ernesto Arrigoni. Figure solitarie in lotta con la natura, chiamate a scelte difficili o colte in momenti estremi e patetici, popolano i testi ottocenteschi, mentre il Novecento predilige un Noè fragile, in balia di mogli petulanti e di insopportabili compagni di viaggio, come documenta il dizionario tascabile messo a punto da Marco Mosca.
Completano il primo numero della rivista una bibliografia orientativa, un archivio d’immagini, e i preziosi contributi alla galleria multimediale di Davide Ferrario e Gianni Celati, che firma anche le due traduzioni di Rimbaud e Baudelaire. Nella sezione In mostra tre artisti, Maurizio Bonfanti, Barbara Bartolone e Gianni Canali, espongono alcuni lavori sul tema del diluvio e sulla simbologia dell’acqua.
La redazione ringrazia Cristina Sardo e Lamberto Borsetti per la generosa collaborazione.