Editoriale

Raul Calzoni

Questo numero di Elephant & Castle si confronta con le “forme del sacro”, ovvero con figure e luoghi religiosi grazie ai quali la letteratura e il cinema hanno intramato percorsi narrativi, con l’intento di affrontare le tematiche della redenzione e della dannazione. Al centro delle analisi si trovano alcuni “iconotesti” – celebre definizione proposta da Alain Montandon in Iconotextes, Actes du colloque international tenu à l'Université Blaise Pascal, 1990 -, che rendono possibile esaminare le omologie strutturali e le modalità di superamento dei confini tra testo e immagine, sondando il significato attribuito da scrittori, artisti e registi alle figurazioni del divino e del demoniaco nelle loro opere.
In questo contesto, particolare attenzione è stata dedicata alle figure cristiane canoniche della redenzione e della dannazione, fra le quali si possono annoverare le manifestazioni incarnate o eteree del divino e del demoniaco (il Cristo, la Madonna, il Diavolo, i Santi, gli angeli e i demoni), oppure gli attributi, i simboli e i luoghi dell’iconografia sacra (il drago e il giglio di San Giorgio, i gironi infernali, le cerchie angeliche, Gerusalemme, Babele, Sodoma e Gomorra, ecc.). Questo numero della rivista indaga quindi le differenti funzioni del precipitato visuale del divino e del demoniaco in alcuni esperimenti estetici che si collocano sul crinale fra visuale e verbale, anche alla luce della riattivazione della cosiddetta “eloquenza patetica” (Aby Warburg) latente nelle raffigurazioni arcaiche e canoniche della redenzione e della dannazione. Oggetto di indagine dei contributi di questo numero di Elephant & Castle sono perciò gli “archetipi del visuale”, ovvero le raffigurazioni che si sono sedimentate nell’immaginario collettivo e nella memoria culturale quali icone della redenzione o della dannazione. Grazie alla riproposizione nella contemporaneità di alcuni “incunaboli dell’ékphrasis” – per ricordare una felice formulazione proposta da Michele Cometa in Parole che dipingono: letteratura e cultura visuale tra settecento e Novecento, 2004 – è stato possibile agli autori dei testi qui raccolti discutere le valenze dell’interscambio tra parola e immagine, sottolineando il valore e il significato assunti nel Novecento dagli ‘engrammi’ latenti nelle figure della redenzione e della dannazione. Alla dottrina warburghiana degli engrammi, dalla quale discende il conio della “formula del pathos”, soggiace la teoria della latenza nell’immaginario culturale occidentale di costanti visuali, ovvero di “matrici passionali”.

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