Editoriale

Cristina Beltrami






In occasione della ricorrenza del centenario del I conflitto mondiale, tragico evento che segnò indelebilmente la storia e la società del XX secolo, Elephant & Castle dedica un numero ai monumenti della Grande Guerra, occasione per una riflessione sul concetto stesso di commemorazione. Il titolo dell’appello ha tenuto conto sia dell’espansione geografica dell’avvenimento – accogliendo per la prima volta anche un contributo in lingua francese – che delle differenti modalità analitiche, portandomi inevitabilmente alla creazione di un numero eterogeneo, con contributi dal taglio più tradizionalmente storico-artistico ad articoli che indagano gli aspetti legati alla percezione, alla riproduzione e riproposizione fotografica del monumento, sino alla testimonianza cinematografica e letteraria. Nell’impossibilità di esaurire un tema tanto vasto e sfaccettato in un solo numero monografico, gli otto contributi offrono altrettanti inediti punti di vista su singoli casi del fenomeno commemorativo. Il numero apre con due interventi su scultori italiani che bene esemplificano il passaggio da un linguaggio ancora tardo risorgimentale della commemorazione a soluzioni novecentiste, entrambi segnati dal dibattito sul monumento al Fante italiano. La figura di Vincenzo Pasquali (1871-1949) autore di numerosi monumenti ai caduti della Grande Guerra distribuiti sul territorio ligure è il soggetto dell’articolo di Alessandra Piatti che passa idealmente il testimone a Cristina Beltrami concentrata sul monumento ai Caduti di Viareggio, opera di Domenico Rambelli (1886-1972) alla ricerca di un aggiornamento linguistico rispetto alle formule della scultura europea e sperimentale relative al soggetto. I tre interventi successivi affrontano la questione della ricezione del monumento e del concetto di condivisione del cordoglio: Tommaso Casini prende in esame le effigi degli eroi della Prima Guerra al Pincio di Roma, la loro successiva mitizzazione propagandistica per infine analizzare le modalità di una percezione contemporanea che tocca le corde della memoria, spesso dell’oblio e arriva talvolta al gesto estremo della vandalismo. L’articolo di Katia Paronitti segue puntualmente il pellegrinaggio della salma del Milite ignoto registrando come l’evento sia stato riportato sia dalla stampa che dal celebre lungometraggio, Gloria. L’aspetto della ricezione e della percezione è spinto sul campo estetico-filosifico da un terzo articolo, quello di Ludmilla Malinovksy: la studiosa s’interroga su come la fotografia sia in grado di ridare valore estetico anche alle steli più banali, ampliandone l’accessibilità e riattualizzandone il messaggio. L’analisi monumentale, nella sua forma architettonica e nel rapporto urbanistico con la città, è al centro del contributo di Vincenza Garofalo sul monumento ai caduti di Palermo, affidato ad Ernesto Basile (1857-1932) in commemorazione del cinquantenario della battaglia del 27 maggio 1860 e che oggi ha valenze radicalmente differenti dai suoi presupposti. Anche l’articolo di Elena Franchi si concentra su un soggetto architettonico - il tempio votivo del Lido – sottolineandone però la valenza simbolica: il tempio dunque come emblema di preghiera e di fede, calato in un contesto storico ben delineato. Tocca una querelle letteraria l’intervento di Rosella Mamoli Zorzi che muove dalla stele eretta nel 1979 a Fossalta di Piave, dove Ernest Hemingway (1899-1961) fu ferito l’8 luglio del 1915, per analizzare sia come lo scrittore abbia portato una ventata di spietato realismo rispetto all’idea della guerra radicata nella narrativa statunitense sia per chiarire i fraintendimenti con Giovanni Comisso (1895-1969) di fronte alla medesima esperienza del fronte.