Eroi della Grande Guerra al Pincio: riti memoriali, oblio e iconoclastia

Tommaso Casini






Le erme-ritratto dei patrioti irredentisti della I Guerra Mondiale insieme al bronzo dell'eroe Enrico Toti di Arturo Dazzi, presenti nel giardino del Pincio di Roma, costituiscono un'importante testimonianza dei monumenti celebrativi post bellici della Capitale. Il nucleo dei ritratti comprende figure note (Nazario Sauro, Cesare Battisti) e meno note (Fabio Filzi, Damiano Chiesa), collocate in una cerniera di allestimento del giardino che lo divide dai busti degli uomini illustri di lettere, scienze e armi, ideale pendant iconografico della serie dei garibaldini della collina del Gianicolo. La prospettiva da cui si esamina questa serie ricostruisce sinteticamente le ragioni e il clima politico sociale per la loro scelta e collocazione, al fine di cogliere la relazione con il resto delle effigi di uomini illustri del Pincio. Particolare attenzione viene data alla funzione memoriale e alla propaganda post bellica durante il fascismo – in particolare per il monumento a Toti, importante tassello della mitizzazione dell'eroe, confrontandolo con altri a lui dedicati - giungendo ad indagare il fenomeno della ricezione contemporanea che rende i monumenti del Pincio tra i più frequentemente vandalizzati o utilizzati come immagini parlanti nella tradizione del Pasquino. Il monumento fatto per ricordare, finisce per far dimenticare, oggetto insieme di ricordo, di oblio, fino al gesto iconoclasta, in ogni caso espressione del potere dell’immagine. Il rapporto tra la scultura monumentale e le modalità di ricezione culturale ad un secolo dalla Grande Guerra sono stati esaminati grazie alla documentazione visiva composta da filmati dell'Archivio storico dell'Istituto Luce e documentazioni fotografiche.