SEZIONE V
One chants out between two worlds. Testi, metatesti, pretesti: la natura ambigua delle immagini e dei suoni in Twin Peaks







La quinta e ultima sezione raccoglie due contributi che affrontano di petto il vero e proprio elefante nella stanza di Twin Peaks: The Return: la sua natura profondamente, ineludibilmente, metatestuale. 
Pacella, in And there's always music in the air. Rock e palcoscenico in Twin Peaks, esplora la dimensione sonora e musicale, così importante nell’opera del regista americano e giunta forse a maturazione finale proprio con la terza stagione dello show. L’ipotesi interpretativa che viene proposta è suggestiva: certe occorrenze “musicali” narrative, di ambientazione, di scelta d’attori, di poetica e di estetica, non sono casuali o decorative. Il ricorrere di elementi come il palco, la maschera, il doppio, l’iperbole, il sogno, assume un significato più preciso se letto nel contesto di uno specifico genere musicale: il rock.
Infine, Malavasi, nel suo scintillante “Do you recognize that house?”. Twin Peaks: The Return as a process of image identification porta l’indagine su un terreno complesso e fascinoso: quello della natura e della stabilità delle immagini, della traccia che lasciano in noi spettatori, della loro persistenza, della vita propria che mostrano di saper sviluppare, della loro forza attrattiva e generativa, della nostalgia che evocano. “The story that involves FBI agent Dale Cooper could be entitled ‘the (instable) adventure of an image’, an image left behind – in the memory of the spectator and in the world of the series – by the two, distant first seasons of the show. The intricate, hard adventure experienced by Dale Cooper’s image in this third Twin Peaks looks like a paradigmatic process of becoming himself – return to himself and, at the same time, recognize himself”.