Bianchi Matteo


Matteo Bianchi (1983) è dottore di ricerca in Studi Umanistici Interculturali presso l’Università di Bergamo. Collabora con le riviste Doppiozero, La balena bianca. Rivista di cultura militante e Atelier. Gli artigiani della parola. Si occupa di storia delle idee (Gramsci e Vico), teoria della letteratura (Pasolini, Calvino e Debenedetti), letteratura ebraica in chiave comparatistica (Levi, Kafka, Zangwill e Michelstaedter), ebraismo italiano (Mortara e Benamozegh) e rapporto tra ebraismo e modernità (Arendt, Benjamin). Tra le pubblicazioni: "Il mito della bellezza: un itinerario tra Palma il Vecchio e Pier Paolo Pasolini", in Palma. L’invenzione della bellezza, Skira, Milano, 2015, pp. 93-105; "Gli alberi della savana: le sopravvivenze del passato", in Linguae&. Rivista di lingue e culture moderne, LED, Milano, 2015, pp. 33-49; "Una storia impossibile: La ricezione di Pasolini nella letteratura italiana del XXI secolo", in Lo Sguardo. Rivista di filosofia, 19, 2015 (III), pp. 275-282; "La versione italiana del Tariag Mizwot di Michael Creizenach eseguita dal rabbino Marco Mortara", in Nuovi studi in onore di Marco Mortara nel secondo centenario della nascita, a cura di M. Perani e E. Finzi, Quaderni di Materia Giudaica, 5, La Giuntina, Firenze, 2016, pp. 181-194 e "Mortara e Benamozegh: una controversia apparente?", in Aa. Vv., L’Ottocento ebraico in Italia fra tradizione e innovazione: la figura e l’opera di Marco Mortara (1815-1894)Atti del Convegno, in Materia Giudaica. Rivista dell’Associazione Italiana per lo Studio del Giudaismo, XV-XVI (2010-2011), pp. 177-204.


Saggi

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