Sperare nelle rovine

Autori

  • Francesco Restuccia

Abstract

L’articolo è una riflessione sul valore dell’esperienza delle rovine. Per “attivare” quest’esperienza, non basta trovarsi davanti a qualcosa di danneggiato: la rovina deve presentarsi come mutila (rimandando a qualcosa di perduto) e vulnerabile (mostrando come ciò che resta potrebbe trasformarsi o scomparire da un momento all’altro). La filosofa spagnola Maria Zambrano, nel suo articolo sulle rovine, parte da questa dialettica tra assenza e presenza: ciò che è assente è l’essenziale, ma ciò che è presente è necessario come rimando all’assente. Richiamando la teoria della rappresentazione di Louis Marin potremmo quindi dire che la rovina è una rappresentazione, fortemente riflessiva, della propria distruzione. Dalle rovine impariamo che ogni edificazione, che sia una costruzione architettonica o storica, o una qualsiasi realizzazione di un sogno, finirà per essere distrutta. Lungi dall’essere un monito terribile, questo carattere della rovina la rende secondo Zambrano “una metafora della speranza”. Questo perché, “ogni realizzazione è una frustrazione” e quindi la sua messa in crisi è la riapertura di nuove possibilità. Come affermano in modo diverso Simmel e Benjamin le edificazioni sono delle imposizioni (dello spirito sulla natura, o dei produttori sulla società): ogni edificazione che si pretende definitiva chiude le porte a tutte le altre realizzazioni possibili. La precarietà delle rovine ci insegna invece ad avere uno sguardo critico e a mantenere aperta la possibilità. Non si tratta di una speranza rassicurante, ma di una speranza che mette in moto. L’esperienza delle rovine — preziosa perché educa alla critica e al pensare alternative — è oggi in pericolo, forse perché la loro instabilità ci è intollerabile. A noi spetta mettere in salvo questa esperienza, cercando, anche attraverso l’arte, d’aiutare le rovine a resistere nella loro vulnerabilità.

Biografia autore

Francesco Restuccia

Francesco Restuccia è dottorando in filosofia presso l'Università di Roma La Sapienza con un progetto su Vilém Flusser e l’idolatria nell’epoca dei nuovi media. Ha compiuto soggiorni di studio presso l’EHESS a Parigi, l’USP a São Paulo e l’UDK a Berlino. Si occupa di estetica e teoria dei media, con un particolare interesse per l’indice storico delle immagini. Ha pubblicato articoli sul pensiero di Flusser, di Benjamin, di Baudrillard e di Wiener, sull’opera di Farocki, sull’estetica del cinema e delle rovine, sulle prime immagini cristiane e sull’impatto estetico delle nuove tecnologie, apparsi in riviste come Elephant&CastleFlusser StudiesLo sguardoCarte semioticheNuova secondariaFilosofie e saperi. Collabora con il collettivo –ATI Suffix, con cui ha portato avanti diversi progetti artistici e ha partecipato ad alcune mostre in Italia e all’estero.

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Pubblicato

31-12-2014

Come citare

Restuccia, F. (2014). Sperare nelle rovine. Elephant & Castle, (10). Recuperato da https://elephantandcastle.unibg.it/index.php/eac/article/view/147

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